Andy Verdoïa: “Ottimo esordio in Supersport. 2019? Anno incredibile!”

Andy Verdoïa
Phillip Island 2020. Credit: Yamaha Racing

 

Tra gli ospiti delle dirette Instagram di Palmen in Motorradsport c’è anche Andy Verdoïa, giovane pilota francese all’esordio nel Mondiale Supersport.

Classe 2002 di Nizza, Verdoïa è reduce da un buon 15° posto a Phillip Island e attende con ansia la ripresa della stagione, sperando di poter ottenere altri risultati importanti col team Yamaha MS Racing. Il 17enne francese ha già dimostrato le proprie capacità quando, nel 2019, ha conquistato podi e top 5 a ripetizione nel Mondiale Supersport 300, dove ha chiuso al quarto posto e come miglior pilota Yamaha. Come accaduto anche ad altri piloti, Verdoïa ha trovato nella Supersport 300 un’ottima “rampa di rilancio” dopo le difficoltà avute nel CEV Moto3, campionato dove ha corso nel 2017 senza lasciare il segno. E quest’anno è arrivato un altro, importantissimo step in avanti…

L’esordio nel WorldSSP, il passaggio alla 600cc, l’ottima stagione 2019, l’anno in Moto3, gli inizi della sua carriera e anche un ricordo di Andreas Pérez (con cui ha corso nei suoi primi anni da pilota). Tutto questo e altro ancora nell’intervista ad Andy Verdoïa realizzata da Palmen in Motorradsport (qui il video originale in spagnolo).

 

 

Ciao Andy! Innanzitutto come stai? E come hai vissuto il lockdown?

Sto bene. Per me non è cambiato molto, perché ho continuato ad alternare allenamento a casa, palestra e studio. Sicuramente mi sono allenato ancor di più, ma in generale ho fatto più o meno le stesse cose che faccio normalmente. 

 

Andy Verdoïa
Andy (2019). Credit: Yamaha Racing

 

Sei tra i piloti che hanno già iniziato la stagione. Com’è andata a Phillip Island?

È andata bene. Venivo da un’operazione al braccio destro per sindrome compartimentale e dopo tanti giri sentivo dolore, quindi per me è già stato un grande traguardo finire la gara. In più sono andato subito a punti e questo mi ha reso molto felice, anche perché io e il team ci aspettavamo di poter stare nei primi 15 non dall’inizio, ma dal debutto in Europa a Jerez (round originariamente previsto a fine marzo, ndr).

 

Come ti sei trovato all’esordio sul circuito australiano?

È un circuito fantastico, il più bello che abbia mai visto finora! In televisione sembra largo, ma in realtà è abbastanza stretto e soprattutto molto veloce, tant’è che non si ha il tempo per pensare. Ciononostante, se sei veloce in percorrenza e in uscita di curva puoi stare vicino ai primi senza grandi problemi. E comunque il punto più incredibile è la prima curva, perché si affronta ad altissima velocità e ogni volta senti vibrare la testa e tutto il corpo, roba da chiedersi: “Oddio, che è successo?” (ride, ndr).

 

Com’è stato per te il passaggio dalla Supersport 300 alla 600?

Mi sono trovato bene. Secondo me non è difficile andare forte immediatamente, ma lo è invece passare dall’andare forte all’andare FORTISSIMO. Ovviamente la 600cc è più veloce e pesante rispetto alla 300cc, ma a livello di telaio sono molto simili. Ripeto: per me si può essere competitivi da subito, poi è chiaro che per giocarsi la vittoria serve uno step in più…

 

L’anno scorso hai vissuto una bella stagione nel Mondiale Supersport 300. Ti va di parlarne?

È stata un’annata molto positiva. All’inizio non sapevamo quanto potessero andare forte le Kawasaki e quindi mi aspettavo di stare nei primi cinque, non di più. Dopo aver faticato ad Aragon, però, abbiamo visto che potevamo giocarci le prime tre/quattro posizioni e da lì in avanti è andata così. Il nostro obiettivo era stare sempre nel gruppo di testa, anziché puntare a una posizione precisa, e ci siamo riusciti quasi a ogni round. I soli circuiti dove abbiamo faticato davvero sono Portimão e Losail, dove si è sentito particolarmente il gap di velocità rispetto alle Kawasaki. Comunque sono molto contento di com’è andata, perché ho chiuso la stagione al quarto posto e sono stato il miglior pilota Yamaha.

 

Andy Verdoïa
Verdoïa guida il gruppo a Donington (2019). Credit: WorldSBK

 

Cosa racconti dell’incredibile rimonta che hai fatto a Donington?

È stato pazzesco! Partivo 37° e fin da subito mi sono detto: “Voglio arrivare davanti, costi quel che costi”. All’inizio non sono partito benissimo, ma alla prima curva ho scelto una traiettoria diversa da quella degli altri, molto più esterna, e già lì ho recuperato diverse posizioni. Alla quarta curva avevo già superato 21 piloti, credo, e a metà del primo giro vedevo già il gruppo di testa. Tra l’altro, in una curva ho fatto una staccata a dir poco folle per non rimanere chiuso a sandwich tra due piloti, Tom Edwards e Jeffrey Buis, e credo che in quel momento mi sia scesa la protezione del freno…Avevo un passo incredibile, il migliore di tutto lo schieramento!

 

Ti sei sentito più felice per la rimonta o più deluso per aver perso la vittoria contro Kevin Sabatucci, anche perché pensavi ci fosse un giro in più?

Durante la gara ero molto contento per la rimonta, ma quando ho realizzato che era finita ed ero arrivato secondo…Ovviamente ho provato un po’ di rammarico, perché ero sicuro di poter vincere! Andavo fortissimo e c’erano state diverse cadute nel gruppo di testa, al punto che eravamo rimasti solo io, Sabatucci e Nick Kalinin. Mi è dispiaciuto non ottenere la mia prima vittoria nel Mondiale, ma poi sono rimasto soddisfatto del risultato. Poteva anche andare peggio! (ride, ndr).

 

Le tue prime gare nel WorldSSP300 sono state tre wildcard nel 2018 a Donington, Brno e Magny-Cours. Cosa racconti di quelle gare?

Sono state gare difficili, perché la moto non era molto competitiva e peccava soprattutto di velocità. Ciononostante, il telaio era ottimo e questo mi ha permesso di stare nel gruppo di testa a Magny-Cours. Quella era l’ultima gara della stagione e quindi volevo dare il massimo e portare a casa un bel risultato, anche perché non sapevo ancora cosa avrei fatto l’anno dopo. Di fatto, quelle tre gare mi hanno permesso di mettermi in luce e di assicurarmi un posto in un Campionato del Mondo.

 

Subito dopo hai partecipato alle selezioni per il progetto bLU cRU e sei entrato nell’orbita di Yamaha Europa, ricevendo anche i consigli di piloti come Federico Caricasulo, Niccolò Canepa e ora Joey Litjens (ex-pilota dai trascorsi nel Mondiale 125cc e nell’Europeo Superstock 600, ndr). Cos’hai imparato da loro?

Sono tutti piloti con grande esperienza e in particolare ascolto attentamente Litjens e Canepa, pilota di grande esperienza che ha corso anche in MotoGP. In particolare, io e il mio compagno di squadra Galang Hendra Pratama partecipiamo a delle sessioni online di Yamaha e a una di queste è intervenuto anche Niccolò, che ci ha dato molti consigli su come gestire il weekend e altro ancora. 
Quest’anno io e Galang siamo seguiti da Joey Litjens e per noi è un grande aiuto, perché in passato ha fatto molto bene con questa moto e quindi sa come sfruttarla al massimo. 

 

Un’altra persona molto importante per te è Christophe Guyot, titolare del team GMT94.

Tra me e Christophe c’è un rapporto bellissimo e gli auguro di riprendersi al più presto dall’infortunio patito a Carole (caduto durante una giornata in pista, ndr). Detto questo, io e lui ci sentiamo costantemente e ricevo sempre consigli per migliorare in tutte le aree. Tra l’altro, all’inizio Éric de Seynes di Yamaha aveva detto che sarei passato alla Supersport, ma non si sapeva se questo sarebbe successo con GMT94 o MS Racing. Alla fine sono andato a correre con MS Racing, ma Christophe e GMT94 ci danno una mano ogni volta che ne abbiamo bisogno, sia a livello tecnico che a livello di guida. Lui è stato in grado di costruire una squadra incredibile e in più, avendo corso, sa cosa serve a un pilota. È fantastico!

 

Andando un po’ indietro nel tempo, puoi parlare di quando hai corso nel CEV Moto3 nel 2017?

Ho avuto molti problemi. Mi sono infortunato all’inizio dell’anno e poi mi sono fatto male nuovamente al ritorno in moto, cosa che mi ha costretto a saltare i test pre-campionato. Mi hanno tolto il gesso appena prima che cominciasse la stagione e quindi ho affrontato il primo round senza forze. Inoltre, pesavo molto poco e quindi hanno dovuto mettere più di 20 kg di zavorra sulla moto. Mi sono divertito solo a Barcelona, dove sono andato a punti, ma per il resto è stata una stagione molto difficile e siccome il team (CarXpert Interwetten Junior, ndr) aveva dei problemi, mi hanno licenziato dopo che mi sono fatto male ad Estoril. È stato un anno molto duro, ma poi sono ripartito molto bene nel 2018. 

 

Andy Verdoïa
CEV Moto3 (2017).

 

In quell’anno ha corso in Spagna, paese in cui ti sei formato fin dagli inizi…

All’inizio correvo sia in Francia che in Spagna, ma poi abbiamo deciso di spostarci in Spagna perché il livello era più alto. Lì ho iniziato la mia scalata nel motociclismo: 50cc, 70cc, 80cc, Moto4, PreMoto3…Fino ad arrivare alla Moto3! Poi sappiamo com’è andata…

 

Hai anche corso con Andreas Pérez, pilota che purtroppo ci ha lasciati due anni fa. Che ricordo hai di lui?

Era una persona incredibile. Abbiamo iniziato a correre insieme e più o meno siamo sempre saliti di categoria nello stesso momento. Quando io sono passato alla 70cc, lui è rimasto un altro anno nella 50cc e ha vinto il titolo. La verità è che Andreas aveva molto talento e lo si vedeva in pista. Si allenava molto duramente e secondo me avrebbe fatto grandi cose. Spero che continui a dare gas, ovunque egli sia.

 

Come hai convissuto finora con la paura, aspetto molto presente in uno sport come il motociclismo?

La paura c’è sempre, ma quando vai in moto pensi solo a dare gas e a vincere. Può succedere di avere paura mentre si è in pista, soprattutto quando sei già infortunato e rischi di subire danni peggiori, ma se ci pensi troppo non vai forte e quindi è meglio evitare. Personalmente la velocità mi piace molto da quando ero piccolo e non mi è mai successo di non correre per paura o cose simili.

 

Come è nata la tua passione per le moto?

Mio padre ha sempre amato il motorsport. Era molto attivo e l’unico momento in cui si fermava era per guardare le gare con me. A quattro anni mia madre mi ha chiesto “Che sport vuoi praticare?” e io ho risposto che volevo diventare pilota di moto. Lei era decisamente contraria e voleva che diventassi poliziotto o qualcos’altro, ma io insistevo dicendo che volevo solo fare il pilota. Quando ho iniziato a correre e sono arrivate le prime cadute, lei mi chiedeva se volessi fermarmi e io le dicevo sempre che non volevo. E così è cominciato tutto…Fortunatamente mia madre si è poi abituata a vedermi correre e adesso viene ai GP, ma quando ero piccolo si chiudeva da qualche parte e piangeva finché non finiva la gara.

 

In conclusione, qual è il tuo obiettivo per il 2020? E per il tuo futuro?

Quest’anno cercherò di andare sempre a punti e mi sto allenando molto per farmi trovare pronto. L’anno prossimo, invece, vorrei stare costantemente nei primi dieci posti o anche nella top 5. Per il futuro…Vorrei arrivare in MotoGP, ma mi piace molto anche la Superbike. E aggiungo che una volta finita la mia carriera, mi piacerebbe restare nelle moto con un altro ruolo. Come andrà? Lo scopriremo nei prossimi anni…

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Andy Verdoïa per la disponibilità e gli augura il meglio per la stagione 2020 e il suo futuro.

 

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