Intervista a Christoffer Bergman, pilota del WorldSSP e dell’Endurance

Christoffer Bergman
Credit: Łukasz Świderek / PSP.

 

Per la stagione 2020 del Mondiale Supersport ha fatto il suo ritorno nel campionato Christoffer Bergman, pilota svedese con una solida esperienza a livello internazionale.

Classe 1989, Bergman aveva già corso nel WorldSSP negli anni 2016 e 2017, quando ha preso parte ad alcuni round col team CIA Landlord Insurance Honda (ora conosciuto come Dynavolt Honda) e ha portato a casa alcuni buoni piazzamenti nella top 10. Sempre nel 2017, il 30enne di Säffle ha debuttato nel Mondiale Endurance col team Moto Ain e in quel momento è iniziata la sua carriera nelle corse di durata, che lo ha poi visto passare al Wójcik Racing Team due anni dopo. Il rapporto tra il pilota e la squadra polacca si è rafforzato sempre di più e ha fruttato diversi piazzamenti di rilievo nel FIM EWC (compreso il secondo posto al Bol d’Or 2019) e un perentorio trionfo nell’Europeo Superstock 1000 all’interno del circuito Alpe Adria. Quest’anno, Bergman e il team hanno deciso di disputare il Mondiale Supersport con una Yamaha R6, e non solo…

Christoffer Bergman vanta esperienze in diversi campionati di alto livello: Superstock 1000 FIM Cup (2012, 2013 e 2015), CEV Moto2 (2014), Mondiale Supersport e FIM EWC. Inoltre, svolge da anni il ruolo di tester per Öhlins. Il pilota svedese ha parlato di tutto questo a Palmen in Motorradsport, attraverso un’intervista realizzata insieme ai ragazzi di MemasGP.

 

 

Innanzitutto, Christoffer, come valuti il primo round della stagione a Phillip Island?

Abbiamo avuto diverse difficoltà, che hanno portato a frustrazione e pochi giri. Ci sono stati diversi problemi da risolvere e questo ci ha impedito di lavorare veramente sul setup della moto. In gara siamo stati sfortunati, perché a un certo punto si è rotto uno dei tubi del radiatore e quindi l’acqua è finita sulla ruota posteriore (causando una caduta fortunatamente senza conseguenze, ndr). Tutto sommato siamo andati abbastanza bene, considerando quello che ci è capitato, e abbiamo visto che sia io, sia la moto abbiamo un grande potenziale. 

 

Prima di quest’anno non avevi mai corso a Phillip Island. Come ti sei trovato? 

Sì, era la prima volta che correvo su questo circuito. Già dai video e dai pareri di altre persone avevo capito che era una pista veloce, ma dal vivo si è rivelata ancor più veloce di quanto avessi immaginato. Ciò è positivo, perché normalmente mi trovo bene con questo tipo di piste. Ora, però, ho bisogno di più chilometri su questa moto per ritrovare il feeling con l’anteriore, aspetto che secondo me rappresenta la differenza principale tra la 600cc e la 1000cc.

 

Christoffer Bergman
Phillip Island 2020.

 

Come ti senti ad essere tornato nel Mondiale Supersport e nell’ambiente del WorldSBK?

Sono molto contento di essere tornato in questo paddock, perché nei due anni scorsi mi era mancato. Conosco molte persone che lavorano nel WorldSBK e sono contento di averle ritrovate. È di un altro livello, rispetto ad altri campionati, e ogni nuova squadra ha bisogno di tempo per adeguarsi. Io e il team abbiamo lo stesso obiettivo, quindi sono sicuro che tra alcune gare saremo più in alto in classifica (a Phillip Island ha lottato per la zona punti, ndr). 

 

Puoi parlare del tuo rapporto col Wójcik Racing Team? 

Il primo contatto c’è stato a fine 2018. Mi hanno proposto di correre con loro l’anno dopo, ma allora avevo già altri piani per la stagione. Alla fine tali piani non si sono concretizzati e quindi io e loro ci siamo risentiti appena prima della 24 Ore di Le Mans. Abbiamo trovato un accordo e ho esordito con questo team nell’Europeo Superstock 1000, sul circuito di SlovakiaRing. 

 

Lo staff che lavora con te nel WorldSSP è lo stesso del Mondiale Endurance?

Sì, alcuni membri sono gli stessi.

 

Parliamo ora del Mondiale Endurance. Quali sono, per ora, i momenti più belli che hai vissuto nel FIM EWC?

L’endurance è proprio un’altra cosa rispetto alle gare sprint…Devi condividere la moto con altri due piloti e la maggiore quantità di benzina rende diverse le sensazioni in sella. Inoltre, la moto va impostata in modo diverso a livello di sospensioni e posizione di guida. Cambia molto, ma devo dire che non è un grande problema.  
I ricordi più belli sono i podi e il terzo posto finale nella Superstock ottenuti nella stagione 2017/18, col team Moto Ain. A questi, ovviamente, aggiungo il secondo posto al Bol d’Or 2019 con Wójcik.

 

Correrai nel FIM EWC anche quest’anno, quando non ci sono concomitanze col Mondiale Supersport?

Sì, il piano prevede che io faccia tutte le gare del Mondiale Endurance a cui posso partecipare. 

 

Che differenze ci sono tra Endurance e Mondiale Supersport, per quanto concerne l’approccio alle gare?

Come ho detto prima, è un altro modo di correre. Quando passo dall’EWC alle gare sprint, devo prima di tutto tornare a uno stile più aggressivo e spingere al 100%, mentre nell’Endurance si guida quasi sempre all’85-90%. Inoltre, in Supersport si passa molto meno tempo in pista, rispetto ai weekend di gara dell’Endurance, e quindi bisogna dare tutto fin dall’inizio.

 

Christoffer Bergman
8 Hours of SlovakiaRing 2017. Credit: Patrick Olombel.

 

Ora guardiamo ad alcune tue esperienze passate. Come valuti le tue stagioni nella Superstock 1000 FIM Cup? 

Ho avuto delle stagioni molto buone, ma nella maggior parte dei casi non abbiamo avuto né il tempo, né la possibilità di prepararci come i top team. In più, per me, non era facile fare avanti e indietro tra le gare e il lavoro. In ogni caso, ho avuto dei momenti molto belli (compreso un 2° posto ottenuto nel 2012 con BWG Racing Kawasaki, ndr). 

 

Cosa pensi del fatto che la STK1000 sia stata rimossa dal WorldSBK a fine 2018?

È una decisione che capisco, ma non condivido. Era un’ottima categoria per diversi motivi e uno di questi era la possibilità di correre a costi ragionevoli. Ora, ci sono diversi piloti che non sanno dove correre e quale campionato sia meglio affrontare in futuro. 

 

Durante la tua carriera hai anche corso nel CEV Moto2 con la Bimota, nel 2014. Com’è stato?

L’idea che c’era dietro al progetto era buona e doveva essere una stagione di sviluppo. Abbiamo lavorato molto sulla moto, ma non tutte le nostre richieste sono state accontentate. Inoltre, forse fare i collaudi con gomme diverse non era la cosa migliore da fare, quindi ogni volta che andavamo a fare dei test io e il mio capotecnico ci procuravamo mescole utilizzate nel campionato (il fornitore era Michelin, ndr); il passo era molto buono e la moto funzionava davvero bene. Successivamente IRTA ci ha concesso una wildcard nel Mondiale Moto2, ma purtroppo il programma in Superbike e il nostro sono stati interrotti prima che potessimo sfruttarla (poiché non è stata prodotta la quantità minima di Bimota BB3 per rimanere nel Mondiale Superbike, ndr).

 

Puoi parlare della tua collaborazione con Öhlins?

Lavoro per questa azienda dal 2012, quindi da quasi otto anni, e mi piace molto. Principalmente faccio test e valutazioni per il reparto corse, provando soluzioni destinate alla MotoGP e anche a Moto2 e Superbike. Poi, se ho tempo, lavoro anche per il reparto aftermarket e OEM. È un buon modo per conoscere e sentire meglio le sospensioni, ma anche per passare più tempo in pista.

 

Come è nata la tua passione per il motociclismo? 

Onestamente, all’inizio non ero interessato al motociclismo su asfalto se non per le gare del Mondiale 500/MotoGP, che guardavo insieme a mio padre. Facevo motocross dall’età di cinque anni e poi ho avuto la possibilità di provare una moto da strada nel 2006, andando abbastanza bene considerando che era il primo giorno. Ho continuato nel motocross fino al 2008. Nel 2009 ho fatto la mia prima stagione nella Superstock 600 svedese e ho subito capito di avere un grande potenziale e di poter raggiungere livelli molto alti.

 

Quando hai iniziato a correre, ti saresti aspettato di arrivare dove sei?

L’obiettivo è sempre stato raggiungere il top, altrimenti non ci proverei, ma allo stesso tempo è importante divertirsi.

 

Christoffer Bergman
Bergman riding a Bimota Moto2 in 2014.

 

Moto2, Supersport, Superstock 1000, moto in configurazione EWC…Quale preferisci? 

Facile: la Moto2. Ho avuto modo di provare diverse Moto2 e credo che questa sia la classe che meglio si addice al mio stile, oltre ad essere la più divertente. In ogni caso, mi piacciono tutti i tipi di moto.

 

In conclusione, qual è il tuo obiettivo per il Mondiale Supersport 2020?

L’obiettivo è raggiungere la top 10 e riuscire a lottare coi migliori cinque piloti e team entro la fine della stagione. Abbiamo bisogno della maggior quantità possibile di informazioni e chilometraggio, perché il team è al debutto nel campionato e io non ho tantissima esperienza in questa categoria. La nostra speranza è che già per la prossima gara riusciremo a migliorare sotto certi aspetti, dopo quanto vissuto a Phillip Island.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Christoffer Bergman per la disponibilità e gli augura il meglio per la stagione 2020, sperando che si torni presto alla normalità dopo l’emergenza Coronavirus.

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