“Quality, not quantity”: Riflessione su clickbait e affini nel motociclismo

Foto in alto: Vojtech Okenka
Foto in basso (CIV Superbike a Misano): Fabrizio Porrozzi

Quante volte leggiamo le stesse identiche notizie su più siti? Quante volte veniamo bombardati di informazione senza che serva veramente? E quante volte veniamo ingannati dai titoli? Ciò accade tutti i giorni in qualunque ambito dell’informazione, ma da un po’ di tempo a questa parte tali fenomeni si manifestano frequentemente anche nel motociclismo.

Fare nomi non serve a niente, ma chi segue le principali testate online specializzate nello sport che amiamo (non contano quelle che parlano di motori in generale) sa che buona parte di esse cerca di tenere alta l’attenzione pubblicando una marea di articoli al giorno, almeno uno ogni ora. 

 

In nome del click

Se la misura e la finalità sono comunque comprensibili, spesso lo è molto meno il modo in cui la misura viene attuata. Ultimamente, per esempio, va di moda riportare notizie, interviste e analisi pubblicate da altri e in diversi casi, addirittura, non viene minimamente menzionata la fonte. Va bene riportare ogni tanto cose pubblicate su altri siti (spesso di altri paesi), ma farlo in continuazione e non rispettare l’autore dell’articolo originale è controproducente…

E che dire di quando ad articoli di questo e altri generi vengono dati titoloni clickbait, spesso fuorvianti? Questa piaga non si limita a interviste e dichiarazioni (riportate o meno), ma si estende a molti altri casi. La ricerca del click porta anche a mettere in bocca parole mai dette, a dire A quando l’articolo dice Z e ad abusare in modo quasi ridicolo di parole come “esclusiva” e “clamoroso”. A volte, queste ultime vengono utilizzate quando di esclusivo e clamoroso non c’è proprio niente…

 

Le str****te

Fortunatamente questo vizio è ancora poco diffuso nelle moto, ma a volte capita che vengano fatte uscire notizie false e prive di fondamento. Sì, può capitare di farlo in buona fede a causa di fonti inaffidabili (cosa che una volta è successa anche a me, per mancanza di esperienza). In questi casi si chiede scusa, ci si spiega e chiarisce con chi di dovere e, normalmente, si conclude lì. Il problema nasce quando certa gente fa queste cose di proposito, al fine di attirare click e di fare casino sugli ormai importantissimi social networks.

Oltre a ciò, un’altra pratica clickbait che può anche portare a “scontri” più o meno civili consiste nello sparare a zero contro certi campionati, definendoli “morti”, “allo sbando” e “tristi”. Va bene farlo usando argomenti concreti, ma a volte questo viene fatto senza essere sul posto e addirittura senza aver visto le gare. Capita pure che lo stesso campionato definito “allo sbando” pochi mesi prima venga successivamente indicato come “fantastico” o “stellare”. Perché? Chiedetelo a loro…

 

“Quality, not quantity”

Le domande che mi faccio sono molto semplici.
1) Non sarebbe meglio scrivere qualche articolo in meno, ma farlo bene? 
2) Non garantirebbe maggiore autorevolezza esprimere pareri o criticare basandosi su cose concrete, invece di sparare a zero senza aver seguito gli eventi e senza cognizione di causa?
3) Notizie, approfondimenti e interviste: non sarebbe meglio scriverli di proprio pugno informandosi e chiamando i diretti interessati, invece di riportare in continuazione quello che scrivono gli altri (spesso senza citare la fonte)?
In poche parole, non sarebbe meglio prediligere la qualità alla quantità?

Fidatevi, le visualizzazioni e il seguito si ottengono anche così…

 

PS. Quello che ho scritto rispecchia un’opinione, non la verità universale…Anche opinioni diverse sono assolutamente benvenute 

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